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Crime' Stories

In ognuno di noi c’è un po’ di follia, quella che ti fa fare le cose belle, che poi, a ricordarle, ti viene ancora un brivido.
E poi c’è la follia che ti fa fare ciò che non vorresti fare e non vorresti mai dover ricordare, come quella che si impossessa del killer seriale.
Per lo Psycho Killer, non importa chi sia la vittima, la scelta è quasi sempre casuale, l’importante è darla in pasto a Lei, alla lucida follia: architettata e fantasiosa, istintiva e programmata, insaziabile e irrefrenabile, che si appropria della sua volontà.
Puoi trovare mille ragioni per spiegarne le cause ed il perché ma, come capire, cosa si prova in quei momenti, dell’ attesa, dell’ agguato, del crimine, del brivido, della fuga e del ricercato piacere finale?
Essere affascinati da tutto questo, è esso stesso un delitto?

01. Psycho Killer - Lui era nel buio. Da molto tempo. Forse, da sempre. Ovunque fosse, ovunque si trovasse, Lui passava inosservato. Lui non era. Lui era il buio. Ogni giorno percorreva il tunnel delle sue ossessioni, verso quella macchia di luce lontana, intensa e irraggiungibile. E dentro quella luce, tutto un mondo, fatto di vite, di storie, di emozioni e di amori. Un mondo che intuiva, che a volte percepiva ma, sapeva, essergli precluso. I binari del suo incubo lo costringevano a muoversi in un’unica direzione. Ogni giorno, il suo stato, il suo dolore, i suoi pensieri, lo portavano ad ingurgitare grandi quantità di pece, di pece nera, densa e rovente, che gli bruciava il cuore e gli invischiava la mente. Sapeva chi era ma, soprattutto, sapeva di non essere. Aveva un solo modo per uscire dal profondo, opprimente buio che riempiva la sua esistenza, anche se per pochi istanti, per trasfondersi in quel mondo estraneo, ostile, ma desiderato. E, quando l’incendio dei suoi tormenti, bruciava e consumava le sue ultime resistenze, sapeva che doveva agire, sapeva che doveva varcare quel limite, quel confine, che separano la luce dal buio. Era in quelle vite, fatte di luce, che doveva entrare. Solo così sarebbe stato considerato, solo così sarebbe esistito. Lui voleva essere.
2010 ©renépiras

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01. Psycho Killer
Lui era nel buio. Da molto tempo. Forse, da sempre. Ovunque fosse, ovunque si trovasse, Lui passava inosservato. Lui non era. Lui era il buio. Ogni giorno percorreva il tunnel delle sue ossessioni, verso quella macchia di luce lontana, intensa e irraggiungibile. E dentro quella luce, tutto un mondo, fatto di vite, di storie, di emozioni e di amori. Un mondo che intuiva, che a volte percepiva ma, sapeva, essergli precluso. I binari del suo incubo lo costringevano a muoversi in un’unica direzione. Ogni giorno, il suo stato, il suo dolore, i suoi pensieri, lo portavano ad ingurgitare grandi quantità di pece, di pece nera, densa e rovente, che gli bruciava il cuore e gli invischiava la mente. Sapeva chi era ma, soprattutto, sapeva di non essere. Aveva un solo modo per uscire dal profondo, opprimente buio che riempiva la sua esistenza, anche se per pochi istanti, per trasfondersi in quel mondo estraneo, ostile, ma desiderato. E, quando l’incendio dei suoi tormenti, bruciava e consumava le sue ultime resistenze, sapeva che doveva agire, sapeva che doveva varcare quel limite, quel confine, che separano la luce dal buio. Era in quelle vite, fatte di luce, che doveva entrare. Solo così sarebbe stato considerato, solo così sarebbe esistito. Lui voleva essere.
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02. Psycho Killer - Lui era lì, non sapeva dove ma, era proprio lì che voleva essere. Lei apparve, inaspettatamente, dove Lui non avrebbe potuto immaginare, come materializzata dalla sua ossessione. Lei osservava, isolata dal contesto, con rilassato interesse, una serie di foto, che sembravano incantarla. Solo un vetro sottile, decorato con delicati disegni, ma ruvido, opaco, sporco, come il suo stato mentale, lo separava da lei. Lentamente, il malessere, che da sempre lo seguiva come un'ombra, si stava impossessando del suo volere. Un passato torbido e cupo stava occupando la sua mente. Un senso di calore opprimente gli stava facendo perdere il senso della realtà. Il sudore alle mani e sul viso gli fece capire quel che stava accadendo. L'affanno del suo respiro, diventato pesante come il suo cuore pulsante, lo stava assordando. L'abbondante secrezione di saliva lo costrinse a tenere aperta la bocca, le labbra iniziarono a tremare, la vista, offuscata, gli deformò la scena. Una forza ignota dissociava la sua identità e, dolorosamente lo lacerava. Non poteva più resistere, qualcosa doveva fare e, sapeva, che cosa...

2011 ©renépiras

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02. Psycho Killer
Lui era lì, non sapeva dove ma, era proprio lì che voleva essere. Lei apparve, inaspettatamente, dove Lui non avrebbe potuto immaginare, come materializzata dalla sua ossessione. Lei osservava, isolata dal contesto, con rilassato interesse, una serie di foto, che sembravano incantarla. Solo un vetro sottile, decorato con delicati disegni, ma ruvido, opaco, sporco, come il suo stato mentale, lo separava da lei. Lentamente, il malessere, che da sempre lo seguiva come un'ombra, si stava impossessando del suo volere. Un passato torbido e cupo stava occupando la sua mente. Un senso di calore opprimente gli stava facendo perdere il senso della realtà. Il sudore alle mani e sul viso gli fece capire quel che stava accadendo. L'affanno del suo respiro, diventato pesante come il suo cuore pulsante, lo stava assordando. L'abbondante secrezione di saliva lo costrinse a tenere aperta la bocca, le labbra iniziarono a tremare, la vista, offuscata, gli deformò la scena. Una forza ignota dissociava la sua identità e, dolorosamente lo lacerava. Non poteva più resistere, qualcosa doveva fare e, sapeva, che cosa...

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03. Psycho Killer - Neanche il sonno poteva placare l’inferno del suo tormento, il dolore delle sue visioni. Gli incubi, che popolavano il suo torpore, costantemente lo torturavano. Esausto dalle sue angosciose allucinazioni, ad esse si abbandonava: “anime fatte di buio, immerse in un cosmo di luce. Si, Lui, sentiva di appartenere a questo mondo. Lui era fatto di buio e, la visione della luce, nella quale era immerso, gli era quasi sempre preclusa. Era la luce stessa, ad ergersi come una barriera di cristallo, impendendogli il passaggio nel mondo reale. Si sentiva come imprigionato in una scatola di vetro, piena di luce ma, priva di qualsiasi via d’uscita. Solo l’abbattimento di quell’involucro, gli avrebbe concesso, di vedere ed essere, per pochi istanti, la luce”.

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03. Psycho Killer
Neanche il sonno poteva placare l’inferno del suo tormento, il dolore delle sue visioni. Gli incubi, che popolavano il suo torpore, costantemente lo torturavano. Esausto dalle sue angosciose allucinazioni, ad esse si abbandonava: “anime fatte di buio, immerse in un cosmo di luce. Si, Lui, sentiva di appartenere a questo mondo. Lui era fatto di buio e, la visione della luce, nella quale era immerso, gli era quasi sempre preclusa. Era la luce stessa, ad ergersi come una barriera di cristallo, impendendogli il passaggio nel mondo reale. Si sentiva come imprigionato in una scatola di vetro, piena di luce ma, priva di qualsiasi via d’uscita. Solo l’abbattimento di quell’involucro, gli avrebbe concesso, di vedere ed essere, per pochi istanti, la luce”.

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04. Psycho Killer - Lui il buio, lei la luce. Il suo incedere, altero e conturbante, non poteva passare inosservato. Lui la notò. Il buio svanì. Quel lampo squarciò le tenebre del suo mondo, esplodendo in un chiarore abbagliante. Capì, in un attimo, che lei era la preda designata. La sua mente fissò quel chiarore, i suoi occhi assassini, seguirono quella scia di luce. Il suo corpo vi si immerse. Anche Lui era luce. Lui era. Adesso poteva esser visto.

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04. Psycho Killer
Lui il buio, lei la luce. Il suo incedere, altero e conturbante, non poteva passare inosservato. Lui la notò. Il buio svanì. Quel lampo squarciò le tenebre del suo mondo, esplodendo in un chiarore abbagliante. Capì, in un attimo, che lei era la preda designata. La sua mente fissò quel chiarore, i suoi occhi assassini, seguirono quella scia di luce. Il suo corpo vi si immerse. Anche Lui era luce. Lui era. Adesso poteva esser visto.

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05. Psycho Killer - A volte, travolto dalla spossatezza indotta dalla sua condizione mentale, cercava di allentare l’insopportabile tensione corporea, sdraiandosi sul divano e abbandonandosi alla visione del film Psycho, di Hitchcock. Amava quella pellicola. La custodiva con cura e maniacale attenzione, come fosse un farmaco salvavita. Aveva visto infinite volte quel film e, tutte le volte, si abbandonava ad un vigile torpore, in attesa del momento votato alla scena culmine, nota come “scena della doccia”. Era allora che Lui, perdeva il senso della realtà. In quel momento, realtà e delirio si fondevano in una dolorosa e confusa percezione di uno stato, simile ad un surrogato del piacere. Infine, l’accresciuto senso di insoddisfazione lo prostrava ulteriormente, ad un punto tale, da fargli perdere la percezione del suo essere. Lui non era più. La dolorosa e dilaniante condizione del suo stato si era adesso placata, momentaneamente...

2018 ©renépiras

https://www.youtube.com/watch?v=zqCqQ9zA3m0

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05. Psycho Killer
A volte, travolto dalla spossatezza indotta dalla sua condizione mentale, cercava di allentare l’insopportabile tensione corporea, sdraiandosi sul divano e abbandonandosi alla visione del film Psycho, di Hitchcock. Amava quella pellicola. La custodiva con cura e maniacale attenzione, come fosse un farmaco salvavita. Aveva visto infinite volte quel film e, tutte le volte, si abbandonava ad un vigile torpore, in attesa del momento votato alla scena culmine, nota come “scena della doccia”. Era allora che Lui, perdeva il senso della realtà. In quel momento, realtà e delirio si fondevano in una dolorosa e confusa percezione di uno stato, simile ad un surrogato del piacere. Infine, l’accresciuto senso di insoddisfazione lo prostrava ulteriormente, ad un punto tale, da fargli perdere la percezione del suo essere. Lui non era più. La dolorosa e dilaniante condizione del suo stato si era adesso placata, momentaneamente...

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06. Psycho Killer - Era riuscito ad entrare in quella casa, in un momento in cui lei non c’era. L’aveva seguita e spiata per lungo tempo. Aveva meticolosamente studiato le sue abitudini. Sapeva tutto di lei. Era stato attratto dalla sua condizione di disabile; lei era sordomuta. Ormai era buio. Sapeva che, da lì a poco, lei sarebbe rientrata. Perlustrò velocemente gli ambienti. Era una casa piccola, su tre piani, collegati da una ripida scala a chiocciola; nell’ultimo piano, un sottotetto adibito a mansarda, dove era stato ricavato un piccolo studio. Decise di appostarsi lì, in una nicchia, piccola e buia, nascosta da una tenda. Dalle precedenti osservazioni, sull’utilizzo delle luci nei diversi ambienti, aveva notato che, tutte le notti, prima di andare a letto, lei saliva nello studio. Iniziò l’attesa. Alcuni rumori provenienti dal basso gli fecero capire che lei era rientrata. Un’eccitazione incontrollabile, pervase il suo corpo. La presenza, nella scena in cui si trovava, della scala a chiocciola, amplificava ulteriormente il suo smisurato turbamento: gli faceva venire in mente il film “La scala a chiocciola” di Siodmak, una delle sue pellicole preferite. Udì i passi avanzare sulla scala. I battiti del suo cuore ne amplificavano il calpestio. Lei entrò nello studio, si avvicinò alla scrivania e si mise ad esaminare alcune carte. Lui fece fatica a trattenere le sue disumane pulsioni ma, si controllò. Voleva ancora osservarla. Lei aveva finito. Spense la luce e si avviò verso la scala; lentamente, iniziò la discesa. Lui, con passi silenziosi, la seguì. La sua pesante ombra, già sovrastava la parte alta della scala e incombeva su di lei; il suo sguardo non si staccava dal profilo di luce emanata dal corpo di lei. Il vortice della sua ossessione lo inghiottì, in una spirale senza fine, come la scala nella quale lei stava scendendo. Il gorgo della sua follia, lo risucchiò in un abisso di orrori. La sua identità esplose. La bestia ch’era in Lui ne assunse sembianze e controllo. Le tenebre della sua ombra divorarono la luce che pervadeva il corpo di lei. Ora, Lui era sazio, ancora una volta, seppe di essere.

2018 ©renépiras

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06. Psycho Killer
Era riuscito ad entrare in quella casa, in un momento in cui lei non c’era. L’aveva seguita e spiata per lungo tempo. Aveva meticolosamente studiato le sue abitudini. Sapeva tutto di lei. Era stato attratto dalla sua condizione di disabile; lei era sordomuta. Ormai era buio. Sapeva che, da lì a poco, lei sarebbe rientrata. Perlustrò velocemente gli ambienti. Era una casa piccola, su tre piani, collegati da una ripida scala a chiocciola; nell’ultimo piano, un sottotetto adibito a mansarda, dove era stato ricavato un piccolo studio. Decise di appostarsi lì, in una nicchia, piccola e buia, nascosta da una tenda. Dalle precedenti osservazioni, sull’utilizzo delle luci nei diversi ambienti, aveva notato che, tutte le notti, prima di andare a letto, lei saliva nello studio. Iniziò l’attesa. Alcuni rumori provenienti dal basso gli fecero capire che lei era rientrata. Un’eccitazione incontrollabile, pervase il suo corpo. La presenza, nella scena in cui si trovava, della scala a chiocciola, amplificava ulteriormente il suo smisurato turbamento: gli faceva venire in mente il film “La scala a chiocciola” di Siodmak, una delle sue pellicole preferite. Udì i passi avanzare sulla scala. I battiti del suo cuore ne amplificavano il calpestio. Lei entrò nello studio, si avvicinò alla scrivania e si mise ad esaminare alcune carte. Lui fece fatica a trattenere le sue disumane pulsioni ma, si controllò. Voleva ancora osservarla. Lei aveva finito. Spense la luce e si avviò verso la scala; lentamente, iniziò la discesa. Lui, con passi silenziosi, la seguì. La sua pesante ombra, già sovrastava la parte alta della scala e incombeva su di lei; il suo sguardo non si staccava dal profilo di luce emanata dal corpo di lei. Il vortice della sua ossessione lo inghiottì, in una spirale senza fine, come la scala nella quale lei stava scendendo. Il gorgo della sua follia, lo risucchiò in un abisso di orrori. La sua identità esplose. La bestia ch’era in Lui ne assunse sembianze e controllo. Le tenebre della sua ombra divorarono la luce che pervadeva il corpo di lei. Ora, Lui era sazio, ancora una volta, seppe di essere.

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